EXPO, L’OLIO D’OLIVA NEL MONDO: AMORE CONDIVISO

EXPO: OLIO D’OLIVA NEL MONDO, AMORE CONDIVISO

maggio 4, 2015 di Redazione - Nessun commento

Expo 2015. Conosciuto e prodotto sin dall’antichità, l’olio è un alimento principe nella cultura di molti Paesi, non solo mediterranei. L’Italia è uno dei maggiori produttori e consumatori, ma ora lo si comincia a coltivare anche in regioni una volta insospettabili, come per esempio il Giappone.

La sua produzione è ormai diffusa in tutto il mondo o quasi, come testimoniano i prodotti esposti a Expo Milano 2015 da molti Paesi e nel Cluster Bio-mediterrano, anche se i primati li mantengono i Paesi tradizionalmente vocati. Secondo i dati divulgati dalla Fao, aggiornati però solo al 2010, quasi il 17% della produzione avviene in Italia, che detiene il secondo posto nell’immaginario podio. A rubarle il primato, con delle cifre per il momento irraggiungibili è la Spagna con ben il 45%; a seguire abbiamo la Grecia. Secondo Assitol (Associazione italiana dell’industria olearia) il 2014 è partito bene per il comparto dell’olio d’oliva italiano, sia sul mercato interno sia su quello straniero. Decisamente meglio del 2013, annata in cui le aziende hanno commercializzato il 3,5% in meno in Italia e il 14,7% in meno all’estero. Le prospettive per l’anno in corso sono buone, anche se preoccupa lo svantaggio competitivo nei confronti dei concorrenti stranieri, soprattutto la Spagna dove, insieme alla Grecia, l’olivicoltura è di gran lunga la principale attività agricola, sia in termini di occupati che di percentuale di superficie coltivata.

Al di fuori dell’Europa, altri produttori sono Tunisia, Turchia, Siria e Marocco, quote minoritarie vengono prodotte in Australia e Giappone. Per tradizione e consolidate abitudini alimentari in Nord Europa o il Nord America, si continuano a preferire altri tipi di oli e grassi mentre l’olio di oliva è particolarmente apprezzato negli stessi Paesi che hanno un’antica tradizione olivicola. Per questo il mercato dell’olio di oliva è piuttosto anelastico: gran parte del mercato mondiale del prodotto è costituito dagli stessi paesi produttori.

Si va bene, ma l’olio extravergine italiano è un’altra cosa. In termini di qualità (10-0 contro la Spagna), in termini di sicurezza, di tracciabilità, tanto da essere chiamato “oro verde”.  Basta un fatto per dimostrarlo: è talmente pregiato che il nuovo metodo per l’analisi dell’ olio extravergine d’ oliva messo a punto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Pisa è stato inserito fra le innovazioni del settore della Società americana dei chimici dell’ olio (Aocs). Per questo la coordinatrice dello studio Valentina Domenici sarà al congresso di Orlando (Usa) dell’Aocs per illustrare tutti gli aspetti della ricerca. “La metodologia che abbiamo ideato – spiega Domenici – è molto veloce e poco costosa rispetto alle pratiche analitiche esistenti tanto che, in prospettiva, potrebbe essere usata direttamente nei punti vendita. L’ olio viene inserito in una celletta di quarzo, si registra uno spettro di assorbimento Uv-visibile e con il nostro metodo otteniamo in modo immediato le quantità dei suoi quattro pigmenti principali (luteina, feofitina-a, feofitina-b e ?-carotene). Queste informazioni servono a valutare con precisione la qualità dell’ olio e vedere, ad esempio, se ha subito trattamenti termici. Stiamo inoltre ottimizzando la procedura per verificare la sua efficacia nell’individuazione di alcune frodi, come la miscelazione di oli extravergine di oliva e di oli di semi”. I ricercatori pisani sono stati ascoltati anche dalla commissione Agricoltura del Senato per avere informazioni dettagliate sulla nuova metodologia, nell’ambito del contrasto alle contraffazioni all’ olio d’ oliva extravergine.