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OLIO DI OLIVA E DIABETE MELLITO

novembre 6, 2014 di Redazione Unasco - Nessun commento

La prevalenza del diabete mellito di tipo 2 è in rapido aumento nella maggior parte dei Paesi industrializzati. Oltre alla predisposizione genetica, diversi fattori ambientali, in primo luogo l’obesità e la sedentarietà, possono influenzare significativamente l’etiopatogenesi del diabete mellito.

Il diabete mellito è una malattia metabolica cronica, dovuta ad una ridotta secrezione insulinica (diabete di tipo 1) o ad insulino-resistenza (diabete di tipo 2), caratterizzata da anomalie che coinvolgono non solo il metabolismo glicidico, ma anche quello proteico e lipidico (spesso una dislipidemia coesiste con il diabete di tipo 2). Il diabetico è ad alto rischio di aterosclerosi, malattie cardiovascolari ed altre complicanze cliniche (microangiopatia, malattie renali, neuropatia ed ipertensione arteriosa). Lo scopo principale della terapia è quello di migliorare il compenso metabolico globale del paziente diabetico; ciò potrà essere ottenuto con misure terapeutiche ad hoc, come il controllo della glicemia, delle concentrazioni sieriche dei lipidi e delle lipoproteine, il raggiungimento di un adeguato peso corporeo, la prevenzione e la terapia delle possibili complicanze.
La dieta rappresenta un cardine della terapia. Per quanto riguarda il diabete di tipo 2, vale la pena di sottolineare due punti fondamentali: 1) la riduzione dell’obesità o del sovrappeso corporeo eventualmente presenti e 2) una composizione qualitativa della dieta in grado di influenzare favorevolmente le concentrazioni seriche di glucosio e lipoproteine.

Terapia dell’obesità – Circa il 60-90% dei pazienti con diabete di tipo 2 sono obesi (5). Poiché l’obesità riveste un ruolo fondamentale non solo nella etiopatogenesi del diabete di tipo 2, ma anche di altre complicanze come la dislipidemia, l’ipertensione arteriosa e la vasculopatia aterosclerotica, l’obiettivo prioritario della dieta è quello di ridurre l’eccedenza ponderale. Il metodo migliore per dimagrire, è quello di combinare una moderata riduzione del consumo calorico totale quotidiano (250-500 Kcal) con un aumento contemporaneo del dispendio energetico attraverso un’adeguata attività fisica (1,5,12). Sulla base di questi presupposti, la dieta Mediterranea potrebbe rappresentare una valida strategia terapeutica per la riduzione del peso corporeo nel diabetico obeso.
Va sottolineato che perfino riduzioni modeste del peso corporeo influenzano favorevolmente i livelli di glicemia e l’insulino resistenza, nonché le concentrazioni plasmatiche dei trigliceridi e delle lipoproteine a bassa densità (LDL-colesterolo), particolarmente aterogene. Inoltre, con la normalizzazione del peso corporeo, spesso si osserva un aumento dei livelli sierici delle lipoproteine ad alta densità (HDL-colesterolo), una riduzione della pressione arteriosa e conseguentemente, se il diabetico è anche iperteso, una riduzione della dose di farmaci antipertensivi eventualmente somministrati (5).

Composizione della dieta nel paziente diabetico – Una dieta ricca in carboidrati prevalentemente complessi (55-60 % del fabbisogno energetico totale) ed a basso contenuto di acidi grassi saturi (< 10 % del fabbisogno energetico) e di grassi totali (< 30 % del fabbisogno energetico) è di provata efficacia nella terapia del diabete di tipo 2. Tuttavia, studi recenti hanno evidenziato un possibile effetto favorevole sulla glicemia di una dieta a più elevato contenuto di grassi totali, grazie ad un aumento degli acidi grassi monoinsaturi (MUFA) e da una contemporanea riduzione degli acidi grassi saturi (SFA): queste caratteristiche sono tipiche della dieta Mediterranea, in cui l’olio di oliva rappresenta la fonte principale dei grassi alimentari.
E’ stato inoltre dimostrato che una dieta ad elevato contenuto di carboidrati rispetto ad una dieta ricca in MUFA (entrambe le diete sono a basso contenuto di SFA), può provocare un aumento delle concentrazioni plasmatiche dei trigliceridi ed una riduzione dei livelli di HDL-colesterolo (7,8,16). Una dieta ricca in MUFA determina invece una significativa riduzione della trigliceridemia a digiuno e delle concentrazioni sieriche delle lipoproteine a bassissima densità ricche in colesterolo (VLDL-colesterolo); essa inoltre aumenta contemporaneamente i livelli plasmatici di HDL-colesterolo senza influenzare significativamente le concentrazioni ematiche di LDL-colesterolo e risulta estremamente efficace nel normalizzare il profilo glicemico del paziente diabetico (3,4,7-9,18,19,23,24). Alcuni studi infine, hanno evidenziato che una dieta ricca in carboidrati, ad elevato contenuto in fibre, non sempre induce un aumento significativo della trigliceridemia e della glicemia nel paziente diabetico . Una recente metanalisi di Garg, riassume i risultati di studi clinici controllati che, utilizzando una dieta normocalorica di mantenimento, hanno confrontato gli effetti metabolici della dieta ad elevato contenuto di carboidrati e di quella ricca in MUFA nel diabetico.

Gli oli consigliati per una dieta corretta: naturalmente un olio extravergine di oliva ”targato” Unasco, scelto dal ricco carrello degli oli.
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